Viaggio al centro della Stella.

Che stress, mi sto aggiudicando rocambolescamente su Ebay uno switch ethernet teutonico da 48 porte Gigabit, oggetto che riesco a pagare, se tutto va bene, un terzo del suo valore. Il problema nasce dalla mia newbieosità in ambito ebay. Nel corso delle offerte, infatti, il prezzo ha superato quello che secondo me era il valore effettivo dell’oggetto.

Aggiornamento: Ok fine del viaggio… Se lo sono aggiudicato ad un prezzo assurdo. Contenti loro. Si, un po’ mi brucia, mi piaceva quell’oggetto e poteva essere utile per il progetto, ma quando è troppo…

Lo stepping fa sudare ancora

Scoperto l’arcano. In un altro manuale di Sun è descritto il rituale misterioso per svelare quale sia il Vuventizeta prescelto, il solo degno di portare lo stepping più alto, il sacro livello E, lo Spirito Doppio.

Come avevamo tutti immaginato, è possibile montare l’Ex sui modelli 380-1194 e con motherboard 370-7788 (sic!), ma in combinazioni estremamente differenziate a seconda di quali voltage regulators per la CPU e per la memoria avete montati sul vostro amato V20Z. Abbiamo anche appurato che il fantomatico E5 era proprio un errore, almeno stando alla nuova tabella, che consiglio di guardare attentamente.

Per poter installare l’E6, ovvero i 270 che interessano a me, ad esempio, occorre avere anche i voltage regulators per la cpu F370-7746 e per la memoria gli F370-7747. Sennò ciccia. Fatte salve naturalmente le richieste già indicate sopra per quanto riguarda motherboard e chassis. Della spegazione di cosa sia questo FRU parlerò più avanti. Quando l’avrò capito io stesso, naturalmente.

Lo stepping fa sudare

Sito AMD

Un dubbio mi ha assalito. In un futuro prossimo, o meno, venturo, ero intenzionato a sostituire l’Opteron 244 a 1.8 del Fire V20Z con un paio di Opteron 270 dual core.

Pare però che sia estremamente improbabile che io possa realizzare questa folle fantasia. Per due ordini di problemi. Il primo riguarda la versione di produzione del server. Il secondo il sistema hardware in sé, insieme alla politica commerciale di Sun.

Leggendo il manuale d’uso, prontamente scaricato dal sito Sun, ho scoperto che esistono più versioni del V20Z:

■ The original release (chassis part number [PN] 380-0979) of the server
■ The first updated release (chassis PN 380-1168) of the server
■ The second updated release (chassis PN 380-1194) of the server

E che solo una versione, chiaramente l’ultima, può accettare lo stepping E dell’Opteron. Lo stepping Ex è proprio quello della generazione degli Opteron dual core.

Anche se qui scaturisce un mistero ulteriore, perché sulla tabella nel manuale è indicato un fantomatico stepping E5. Ma sul sito AMD tale stepping non è contemplato, esistono gli stepping E4 ed E6.

Quindi o è stato creato apposta per la Sun, oppure, più probabilmente, è un refuso del manuale. Urgendo una verifica ho interpellato gli esperti sul forum del sito Sun, fiducioso nella loro competenza. In effetti nessuno mi ha risposto. Per ora.

L’esplicitazione del secondo problema lo posticipo al prossimo articolo per problemi di … natura worm, ho da patchare un paio di siti con aggiornamenti di sicurezza. Sigh.

Vuventizéta in partenza da Colonia

Sun Fire V20Z

Facile. Ho fatto il cecchino su Ebay e ho preso all’ultimo secondo anche un Fire V20Z con un Opteron 1.8 Ghz, 512 mega e due SCA da 36Gb. A dire il vero l’ho fatto d’impulso, avevo stabilito un tot da non superare ed era stato più che superato. Poi ho detto, per 15 euro… e ho rilanciato.

Me ne sono pentito immediatamente, tanto che ho anche sperato rilanciassero, con il cuore in gola, sentendomi terribilmente stupido. Oppure semplicemente in preda ad uno stupefacente (Ebayna). Avevo appena fatto mio il Fire 120 da usare come macchina di archiviazione, con un bell’array di dischi.

Il V20Z potrebbe essere l’application server. O un server di virtualizzazione (con Xen? Sto scoprendo un mondo… o meglio, un multiverso) per avere diversi ambienti di test. Lo spediscono domani, vedremo quando arriva in che condizioni sarà. La gentilissima Biggi di Colonia si adopera per spedirmelo domattina.

Il primo raggio di sole

OK, e’ arrivato. Più grande dell’atteso, imballata alla perfezione da un venditore scrupoloso e gentilissimo, emerge dal cartone e dal polistirolo l’insolita sagoma grigia e viola del SunRay 150 (o Sun Ray, o Sunray, non ho capito se la marca faccia parte del nome oppure no… in effetti l’idea di chiamarlo Sun Sunray mi fa un po’ sorridere).

Il display sembra più ampio dei suoi 15 pollici, la tastiera Sun è per me aliena nella disposizione dei tasti funzione, ma per certe scelte simile a quella del Mac su cui sto scrivendo ora. Comunque piacevolmente non-microsoftizzata. Il topo Sun è a tre tasti, con l’ormai arcaica palletta raccogli-zozzura.

La prima cosa che noto e mi preoccupa è l’assenza nel pacco della smartcard, la schedina col chip per l’autenticazione che credevo indispensabile, ma grazie alle informazioni recuperate da San Google scopro che non é grave e che è comunque possibile accedere digitando un codice sulla più tradizionale tastiera. Vedremo se corrisponde al vero.

Alimentatore, cavi, cavo di rete… L’unica vera perplessità: non ha tasto di accensione, non è previsto che qualcuno voglia accenderlo o viceversa spegnerlo. Anche perché il firmware che lo governa pilotando il processore microSparc è ai minimi termini, si carica in memoria e configura il client in una decina di secondi scarsi. Un’eventuale caduta di tensione o un cavetto staccato brutalmente non comportano evidentemente nessun tipo di preoccupazione, vista l’assenza di dischi rigidi o di alcun compito di elaborazione di dati o procedure se non quelle di gestione della connessione con il server.

Il venditore da cui l’ho acquistato aveva anche altri SunRay 150. A seconda di come andranno i miei test potrei anche prenderne altri. Almeno uno. Oltretutto ha un ingresso video… chissà che non si riesca ad utilizzarlo come televisore. Chi altri può vantare un televisore Sun? 😎

Il Sun Netra T1 200AC

Dieci minuti dopo averlo scartato, era squartato sul tavolo. Tolto il pannello superiore, fissato con una sola vite, ecco apparire la scheda madre con l’UltraSparc IIe dissipato attivamente. Bello, dentro, ordinato e pulito. C’è posto per una scheda pci. Pensavo già ad una scheda di rete gigabit. Perché nei miei progetti, nella sua collocazione definitiva potrebbe averne bisogno, anche se sicuramente i sistemisti veri mi prenderanno in giro.

Si vedono bene i due dischi da 18GB SCSI, Ultra 2 SCSI per la precisione, connessi direttamente alla scheda madre con il connettore da 80 pin, che non mi ricordo mai come si chiama. Nel melodrammatico albero genealogico dello SCSI, degno di “Sentieri”, raramente riesco a capire qualcosa senza ricorrere a qualche manuale di riferimento corredato da numerose foto. Ebbene si, guardo solo le figure.

L’alimentatore campeggia in fondo a destra. L’AC del nome significa appunto che prende l’energia per campare dalla rete tradizionale, mentre la versione DC va direttamente a basso voltaggio, per i datacenter che sono dotati di una rete apposita. Una soluzione intelligente in un periodo nel quale il risparmio energetico è un comportamento quasi obbligatorio. E prima che mi saltino addosso i miei amici ingegneri, facendomi notare, mentre mi sbranano, che il trasformatore in sé è uno dei dispositivi più efficienti, io risponderei loro che, da quel che ne so, è efficiente ma solo da una certa dimensione in su. E quando poso la mano su uno qualunque degli innumerevoli trasformatori/alimentatori che ho in casa me ne accorgo facilmente.

L’alba. “E’ così che tutto comincia sempre: dal molto piccolo”*.

Ho atteso quasi due settimane. E come nelle favole, quando meno te lo aspetti, trilla il campanello. Va bene, va bene, nelle favole di solito i campanelli sono appesi ai berretti dei giullari e le cose si muovono da sole solo per magia… niente attuatori, motorini o relais. Ma questa è una fiaba molto tecnologica, una fiaba superscalare a 64 bit, quindi evitate commenti impropri.

Dicevo che, proprio mentre ero immerso in altre faccende, ha suonato il campanello. Una sola volta, quindi non era il postino, ma il messo di DHL (o era SDA, UPS o TNT? UBS, PPK, KKK? Che una fantasia. Comunque questi è già tanto se suonano una volta, a volte neanche quella.) che consegnava il pacco contenente il mio primo Netra! Ora non so se debba esserci un Netra nella vita di ciascuno e se possa essere definita tale senza di esso, comunque messa la canonica firmetta (di solito sulle raccomandate la mette il mio portinaio, ma secondo voi che valore ha?) mi ritrovo a sollevare un pacco molto più piccolo e leggero del previsto. Ma soprattutto piccolo, piccolissimo. Penso subito al classico pacco del pacco sbagliato. O, peggio ad un vero pacco intenzionale.

Con il dubbio, pessimisticamente ormai prossimo alla certezza, di ritrovarmi in mano un frullatore di un’oscura marca cambogiana o un portaombrelli in plexiglass designed by Porsche, apro la scatola, estraggo due miseri rotoli di gommapiuma ed ecco apparire, mascherato da un doppio strato di pluriball, il sensuale frontalino grigio scuro con il pallido Sun tatuato a sinistra. Il conturbante gioco del vedo-non vedo mi stimola a spogliare, mi correggo, a scartare del tutto la macchina. Preso dalla frenesia, mi trattengo dall’usare i denti e armato di cutter libero dalla soffocante prigionia polimerica la mia nuova amica. Un po’ malconcia, a dire il vero, ma fiera delle sue cicatrici, testimonianza del suo impegno e dedizione cavalleresca al lavoro, si presenta ai miei occhi Sun Netra T1 200AC.

Piccola dicevo. Il server è più piccolo del previsto, naturalmente la larghezza sono i canonici 19 pollici da rack, privo delle “orecchie” o dei binari per montarlo in armadio. Me li dovrò procurare altrimenti. Sempre che non voglia saldarci quattro gambe ed usarlo come tavolino in salotto, come mi è stato immediatamente suggerito da un amico sistemista di professione e sadico per passione. E umorista a tempo perso.

La profondità è mezza spanna più lunga della larghezza, quindi si presenta quasicome un quadrato .

* Vi sfido a scovare la fonte originale di questa citazione.